Cross-compilazione Qt “out-of-tree” con toolchain Yocto

Cross-compilazione Qt “out-of-tree” con toolchain Yocto

Il contesto

Nello sviluppo di soluzioni embedded esiste uno standard tecnico de facto: Yocto Linux, o più brevemente Yocto. Il progetto Yocto è un progetto collaborativo: consente ai vari produttori facenti parte della supply chain di un dispositivo embedded di fornire un layer di sorgenti compilabili per varie piattaforme. 

Per esempio, se si acquista una scheda madre con processore NXP (ex Freescale) con il progetto Yocto troveremo inclusi i sorgenti e gli script necessari a compilare da zero le componenti di una distribuzione Linux prodotte da NXP insieme al suo hardware e necessarie a far funzionare tale sistema operativo con i chipset NXP.

I punti di forza del progetto Yocto sono:

  • la natura distribuita: ogni fornitore nella supply chain aggiunge il suo “strato” di sorgenti compilabili: si distribuisce così il carico di lavoro necessario alla realizzazione di un prodotto embedded, dal kernel all’interfaccia utente;
  • la natura multi-piattaforma: Yocto distribuisce sorgenti e script di compilazione facendo sì che un produttore possa creare uno solo set di sorgenti che si adatti a tutte le componenti/periferiche da lui vendute. Tornando all’esempio di NXP, tale azienda ha un unico repository di sorgenti per tutte le piattaforme vendute e degli script che customizzano la compilazione in base al processore (i.MX6, i.MX7 etc…)

Qt/QML: lo standard embedded per lo sviluppo di UI/UX

Se Yocto è lo standard de facto per realizzare una distribuzione Linux in un contesto industriale embedded, le librerie Qt/QML sono lo standard de facto per lo sviluppo della UI e di buona parte della logica di interazione tra UI e business logic. Tali librerie sono così integrate nell’ecosistema embedded che hanno un loro strato in Yocto. Ovviamente, versioni diverse di Yocto distribuiscono versioni diverse di Qt/QML, e queste, a loro volta, possono contenere funzionalità diverse o meglio da versione a versione possono introdurre funzionalità nuove.

Yocto: i problemi per i System Integrator

Il difetto di tale soluzione risiede nel fatto che risulta molto difficile poter intervenire e modificare uno degli “strati” senza avere una conoscenza approfondita del sistema Yocto, per questo il software system integrator, che spesso si trova alla fine della supply chain, è costretto:

  1. ad investire ingenti somme di tempo e denaro per diventare esperto Yocto, oppure,
  2. ad adeguarsi ai pacchetti software+hardware che riesce a trovare in commercio, effettuando una scelta sul prodotto “meno distante” dalle sue necessità.

Questo aspetto è molto sentito, specialmente quando l’integratore deve fornire al cliente più soluzioni embedded che – per ragioni di convenienza economica- provengono da supply chain diverse. In particolare, è molto probabile che due sistemi embedded prodotti da aziende diverse siano distribuiti con versioni di Yocto diverse e contenenti versioni non compatibili tra loro di Qt/QML.

Tuttavia, l’obiettivo dell’integratore è quello di realizzare lo stesso software, con lo stesso sorgente, e renderlo funzionante con pari specifiche e UX sulle diverse piattaforme. Gestire più codebase infatti farebbe aumentare in maniera rilevante i costi di sviluppo e manutenzione del prodotto.

La soluzione: Yocto compile toolchain

Esiste una “via di mezzo” tra le due alternative elencate in precedenza. Uno dei così detti “target” di Yocto è la compile toolchain, ovvero il kit di software necessari per cross-compilare il software sul proprio pc e distribuirlo poi sul dispositivo associato. Impiegando tale toolchain e recuperando i sorgenti di progetti Yocto non compatibili, è possibile utilizzare questo sistema per adattare due distribuzioni Yocto tra loro.

In particolare, detta A la prima distribuzione e B la seconda, è possibile impiegare la toolchain di B per ricompilare i sorgenti di uno strato di A, oppure risalire direttamente all’upstream di tale strato e compilare con la toolchain di B i sorgenti “vanilla” (senza patch) di uno strato. In questo secondo caso è ovviamente necessario verificare che il software vanilla sia compatibile con l’hardware.

I passaggi per generare una toolchain di cross-compilazione sono riassumibili a livello concettuale nei seguenti punti:

  1. cross-compilare la meta-toolchain, ovvero il kit di cross-compilazione con il tool ‘Bitbake’ incluso in Yocto:
    > bitbake mate-toolchain
  2. il comando precedente creerà uno script autoinstallante per poter installare sul pc la toolchain. Lo si potrà eseguire con:
    >  /opt/$OUTPUT/$VERSION/environment-setup-$ARCH-$SUB-$YOCTOTAG-linux-gnueabi
    dove:
    1. $OUTPUT è la cartella di output configurata in bitbake
    2. $VERSION è la versione della toolchain distribuita con Yocto
    3. $ARCH è l’architettura della cpu embedded (es.cortexa7hf)
    4. $SUB è la sub architettura che abilita feature specifiche di una famiglia di processori
    5. $YOCTOTAG è la tag che identifica la distribuzione Yocto che si genera (ad esempio la distribuzione di default nominata ‘poki’)

Cross-compilare i sorgenti vanilla di Qt/QML con le toolchain Yocto

Ottenuta la tooIchain, i passaggi per una cross-compilazione di Qt/QML sono riassumibili nei seguenti punti:

  1. Scaricare i sorgenti Qt/QML della versione di interesse da github. È consigliato eseguire il checkout detached della tag indicante la versione specifica. Es:
    > git clone git://code.qt.io/qt/qt5.git
    > git checkout $VERSIONTAG
    > git submodule update –init –recursive
    dove:
    1. $VERSIONTAG è la versione delle Qt che desiderate (es. 5.12)
  2. Definire le mkspecs, ovvero le specifiche di architettura che saranno necessarie a Qt/QML per “adattarsi” all’ambiente embedded. Per partire esiste un file base chiamato $QTSOURCE/qtbase/mkspecs/linux-arm-gnueabi-g++, dove $QTSOURCE è la cartella dei sorgenti Qt/QML. Questo passaggio serve a indicare la corretta toolchain di compilazione, quindi è necessario editare questo file, sostituendo alle voci di esempio quelle della vostra toolchain. Ad es:

QMAKE_CC = arm-$YOCTOTAG-linux-gnueabi-gcc

  1. Utilizzare il tool “configure” distribuito con Qt/QML per configurare tutte le opzioni che desiderate. Attenzione! Questo è il passaggio critico che vi permetterà di personalizzare al massimo l’esperienza di compilazione, includendo o escludendo moduli Qt che necessitate o meno, configurando il supporto hardware (es. OpenGL anziché Linux Framebuffer) etc… Di particolare importanza gli switch:
    1. ‘-sysroot’ indica il percorso alla toolchain Yocto di cross-compilazione
    2. ‘-xplatform’ indica il percorso del file mkspecs realizzato al punto precedente e contenente le specifiche di cross-compilazione
    3. ‘-nomake tests -nomake examples’ esclude i test e gli esempi dalla compilazione per velocizzarla

Conclusione

Lo sviluppo di soluzioni embedded industriali passa di fatto dall’impiego di un sistema Yocto Linux. Tale sistema, per quanto flessibile, richiede uno sforzo notevole quando si voglia modificare uno dei suoi strati software. 

Questa esigenza può nascere quando ci si trovi a dover generare un’unica codebase per gestire in maniera ottimale le stesse funzionalità e UX su dispositivi diversi che vengono nativamente forniti con sistemi Yocto differenti e versioni Qt/QML differenti. 

Per ovviare al problema è possibile generare una toolchain di cross-compilazione e compilare il progetto Qt/QML vanilla.

Questa soluzione ci ha permesso, ad esempio, di abilitare pari funzionalità di UX con una stessa codebase, su dispositivi aventi o meno accelerazione grafica e destinati a definire alternative a costo diverso di una stessa gamma di prodotto.

Matteo Nunziati
Senior Software Engineer
Kiwibit

Matteo Nunziati
Senior Software Engineer
Kiwibit

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Riprogettare un’interfaccia software obsoleta: perché farlo?

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I tuoi utenti o clienti hanno sempre problemi per l’utilizzo del software? Passi più tempo al telefono a fare assistenza che a fare il tuo lavoro? Il tuo software non funziona da mobile o su altri dispositivi? Il software è lento? Non capisci come riuscire a fare certe operazioni? L’interfaccia del software ha un look vecchio o poco accattivante? 

Se hai risposto sì almeno a una di queste domande allora è arrivato il momento di pensare alla riprogettazione dell’interfaccia del tuo software! 

Vediamo, quindi, alcuni vantaggi della ristrutturazione dell’interfaccia di un software.

Usabilità e funzionalità: la parte razionale di un software

Un software è usabile quando non hai bisogno di un manuale per usarlo, è talmente intuitivo che capisci subito quello che devi fare. 

In questo modo si diminuisce la curva di apprendimento della gestione del software e ciò farà risparmiare tempo a te e ai tuoi clienti perché non ci sarà necessità di manuali o di addetti inviati presso l’azienda cliente per spiegare l’utilizzo del software.

Inoltre sul web ormai si naviga usando molti dispositivi differenti, non più solamente pc, ma cellulari di varie dimensioni, tablet, schermi touch e per questo è necessario che le interfacce software siano anche responsive, ovvero siano in grado di adattarsi graficamente e in modo automatico al dispositivo con cui vengono visualizzate.

Con un’interfaccia ottimizzata il software sarà più veloce nel funzionamento e anche l’utente lo sarà nell’eseguire i compiti. Pensa: quanto tempo un tuo dipendente potrebbe risparmiare con un software più veloce, più facile e intuitivo? Quanto potrebbe produrre in più? 

Colore, grafica e estetica: la parte emotiva di un software 

Potrebbe sembrare una frivolezza, invece porre attenzione a colore e grafica in un software non lo è affatto. L’utilizzo corretto del colore facilita la comprensione delle operazioni da fare, incrementando la velocità di apprendimento e di esecuzione.

Un’interfaccia software gradevole in termini di colori e grafica, inoltre, fornisce una gratificazione estetica che rende più piacevole l’utilizzo: l’utente avrà quindi più soddisfazione e voglia di utilizzare il software.

Senza tenere in conto che una personalizzazione grafica ad hoc renderà il tuo prodotto univoco e ben riconoscibile. E no, nel caso te lo stessi chiedendo, ciò non appesantirà il processo del tuo software rallentandolo: i nuovi hardware oggi sono molto più potenti rispetto a 10 anni fa, basta vedere come sono articolate le app che girano sui telefoni! 

A questo proposito, le persone oggi sono abituate a interagire con il look and feel di Apple e del nuovo Android, hanno in mano tutto il giorno questi apparecchi e il loro utilizzo è per tutti semplice e intuitivo. 

Pensa invece ai telefoni di qualche anno fa: dovevi fare la maggior parte delle operazioni con due tasti che per giunta a ogni schermata cambiavano funzionalità. Non era una soluzione di immediata comprensione e in pochi, magari solo dopo aver letto il manuale di istruzioni, riuscivano ad utilizzarne a pieno tutte le funzionalità. Per molti invece l’impiego era in parte frustrante, non pensavano neppure di sfruttare tutto quello che poteva fare, se non per le funzioni base di chiamata e di  invio messaggi.

Oggi, grazie anche ai touch screen ed alle interfacce di moderna concezione, i dispositivi che lavorano attraverso software sono diventati molto più “democratici”: tutti riescono a utilizzare il software, anche la nonna!

Per quella che è la percezione attuale dei dispositivi tecnologici da parte delle persone, se il tuo software fosse anche il più potente del mondo, ma risultasse non gradevole e difficile da adoperare, sembrerebbe di scarsa qualità e di vecchia concezione, e le sue potenzialità sarebbero svalutate e passerebbero in secondo piano.

Ultimo, ma non per importanza: l’obsolescenza tecnica

Ebbene sì, questo ultimo punto forse potrebbe diventare il primo dei tuoi problemi nel caso il tuo software non fosse più compatibile con i nuovi sistemi operativi o con i nuovi processori se si tratta di un software embedded.

Non sempre, infatti, viene garantita la retrocompatibilità e quindi dovrai, gioco forza, adattare il tuo software al nuovo processore.

Infine il tuo sistema potrebbe essere cresciuto tanto nel tempo, magari in modo non ordinato perché ci hanno operato in più persone con processi non sempre lineari e stili di programmazione differenti: in questo caso spesso per poter continuare a farlo funzionare non c’è altra soluzione che operare un refactoring, ovvero una ristrutturazione del codice dell’applicazione software. 

L’ammodernamento delle interfacce e delle tecnologie utilizzate non solo darà nuova vita al tuo software consentendogli di adattarsi ai dispositivi di ultima generazione, ma, in prospettiva, alleggerirà i costi di manutenzione e di modifica dello stesso, in quanto le figure professionali che sanno lavorare su vecchi linguaggi sono in genere programmatori senior che hanno un costo di intervento più elevato?

Lisa Morassi
Technical & Operations Manager
Kiwibit

Lisa Morassi
Technical & Operations Manager
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Ecco tutte le operazioni che puoi fare per trasportare la tua azienda nel futuro usufruendo delle agevolazioni fiscali 

Nel 2020 la nuova Legge di Bilancio a sostituzione della proroga di super-ammortamenti e iper-ammortamenti, di cui vi avevamo parlato qui, è stato previsto un nuovo credito d’imposta per investimenti in beni strumentali.

Questa la misura dell’agevolazione: 

Il credito d’imposta “generale”, relativo agli investimenti in beni materiali strumentali nuovi non “4.0”, è riconosciuto (alle imprese e agli esercenti arti e professioni):

  •  nella misura del 6% del costo;
  •  nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro.

Per gli investimenti in beni “4.0” compresi nell’Allegato A alla L. 232/2016, il credito

d’imposta è riconosciuto (solo alle imprese) nella misura del:

  •  40% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  •  20% per gli investimenti tra 2,5 e 10 milioni di euro.

Per gli investimenti relativi a beni immateriali compresi nell’Allegato B alla L. 232/2016, il credito d’imposta è riconosciuto:

  •  nella misura del 15% del costo;
  •  nel limite massimo di costi ammissibili pari a 700.000,00 euro.

L’altra interessante novità per il 2020 è un nuovo credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative. Per il quale le misure dell’agevolazione sono così ripartite:

  • Per le attività di ricerca e sviluppo agevolabili, il credito d’imposta spetta:
    • in misura pari al 12% della relativa base di calcolo;
    • nel limite massimo di 3 milioni di euro.
  • Per le attività di innovazione tecnologica, il credito d’imposta è riconosciuto:
    • in misura pari al 6% della relativa base di calcolo o al 10% in caso di obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0;
    • nel limite massimo di 1,5 milioni di euro.

Viene, inoltre, prorogato anche a quest’anno il credito d’imposta per la formazione 4.0, con alcune modifiche in merito alla misura dell’agevolazione. 

Per i termini di utilizzo, di tutte e tre queste tipologie di agevolazioni ti rimandiamo alla Legge di Bilancio 2020 e ti consigliamo di affidarti al tuo professionista di fiducia. 

Come Kiwibit ti può aiutare nel processo di innovazione 4.0 sfruttando le agevolazioni fiscali

Quello di cui ti vogliamo parlare in questo articolo sono le possibilità legate alle agevolazioni della legge di bilancio 2020 e le competenze tecniche e professionali del team Kiwibit che potrà supportarvi in questo processo di innovazione 4.0.

Per questo analizziamo in dettaglio il contenuto dell’Allegato B alla Legge 232 del 2016 che contengono i riferimenti precisi per la definizione dei beni immateriali che rientrano nelle agevolazioni e su cui tecnologicamente Kiwibit può supportarvi. 

In tutti i casi si tratta di “Software,   sistemi, piattaforme e applicazioni”:

  • per la progettazione,   definizione/qualificazione   delle prestazioni e produzione di manufatti in materiali  non convenzionali o ad alte prestazioni, in grado di permettere la progettazione, la modellazione 3D, la  simulazione, la sperimentazione, la prototipazione e la verifica simultanea del processo produttivo, del prodotto e delle sue caratteristiche   (funzionali e di impatto ambientale) e/o l’archiviazione digitale e integrata nel sistema informativo aziendale delle informazioni relative al ciclo di vita  del prodotto (sistemi EDM, PDM, PLM, Big Data Analytics);
  • per la progettazione  e la ri-progettazione  dei sistemi produttivi che tengano conto dei flussi dei materiali e delle informazioni, software, sistemi, piattaforme e applicazioni  di supporto alle decisioni in grado di interpretare dati analizzati dal campo e visualizzare agli operatori in linea specifiche azioni per migliorare la qualità del prodotto e l’efficienza del sistema di produzione
  • per la  gestione  e il coordinamento della  produzione con elevate caratteristiche  di integrazione delle attività di servizio,  come la logistica di fabbrica e la manutenzione (quali ad esempio sistemi di comunicazione intra-fabbrica, bus di campo/ fieldbus, sistemi SCADA,  sistemi MES, sistemi CMMS, soluzioni innovative con caratteristiche riconducibili ai paradigmi dell’IoT e/o del cloud computing)
  • per il monitoraggio e controllo delle condizioni di lavoro delle macchine e  dei sistemi di produzione interfacciati con i sistemi informativi di fabbrica e/o con soluzioni cloud, 
  • di realtà virtuale per lo studio realistico di componenti e operazioni  (ad esempio di assemblaggio), sia in contesti immersivi o solo visuali, 
  • di reverse modeling and engineering per la ricostruzione virtuale di contesti reali
  • in grado di comunicare e condividere dati e informazioni sia  tra loro che con l’ambiente e gli attori circostanti (Industrial Internet  of Things) grazie ad una rete di sensori intelligenti interconnessi, 
  • per il  dispatching delle  attività e l’instradamento   dei prodotti nei sistemi produttivi, 
  • per  la gestione della qualità  a livello di sistema produttivo  e dei relativi processi, che in Kiwibit abbiamo sviluppato in progetti come la Generazione automatica di documenti e la Piattaforma di gestione preventivi e ordini
  • per l’accesso a  un insieme virtualizzato,  condiviso e configurabile di  risorse a supporto di processi produttivi e di gestione  della produzione e/o della supply chain (cloud computing), 
  • per  industrial analytics dedicati al trattamento ed all’elaborazione  dei big data provenienti dalla sensoristica IoT applicata in ambito  industriale (Data Analytics & Visualization, Simulation e Forecasting), 
  • di artificial intelligence & machine learning che consentono alle macchine di  mostrare un’abilità e/o attività intelligente in campi specifici a garanzia della qualità del processo produttivo e  del funzionamento affidabile del macchinario e/o dell’impianto, 
  • per  la produzione automatizzata e intelligente,  caratterizzata da elevata capacità cognitiva, interazione e adattamento al contesto, autoapprendimento e riconfigurabilità (cybersystem), 
  • per  l’utilizzo lungo le linee produttive di robot, robot  collaborativi e macchine intelligenti per la sicurezza e la salute dei lavoratori, la qualità dei prodotti finali e la manutenzione predittiva, 
  • per  la gestione della realtà aumentata tramite wearable device, 
  • per  dispositivi  e nuove interfacce tra uomo e macchina che  consentano l’acquisizione, la veicolazione e l’elaborazione di informazioni in  formato vocale, visuale e tattile, come nel progetto che abbiamo realizzato per la macchina di punta XT30 dgt concept di Trimmer.  
  • per  l’intelligenza degli impianti che garantiscano meccanismi di efficienza energetica e di decentralizzazione in cui  la produzione e/o lo stoccaggio di energia possono essere anche demandate (almeno parzialmente) alla fabbrica,
  • per  la protezione di reti, dati, programmi, macchine e impianti da  attacchi, danni e accessi non autorizzati (cybersecurity), 
  •  di   virtual industrialization che, simulando virtualmente  il nuovo ambiente e caricando le informazioni sui sistemi cyberfisici al termine di tutte le verifiche, consentono di evitare ore di test e di  fermi macchina lungo le linee produttive reali. 

La totalità di questi interventi rientrano nel fondamentale processo di rivoluzione innovativa dell’industria 4.0, un percorso che analizziamo e realizziamo ad hoc per quelle aziende che vogliono rispondere in modo efficace alle attuali esigenze di mercato.

Inoltre collaborando con Kiwibit, PMI innovativa, potrete beneficiare di ulteriori agevolazioni fiscali con deduzioni sull’imponibile ai fini IRES pari al 40% dell’investimento.

Nome e Cognome
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Se anche tu vuoi stare al passo con i tempi e vuoi ottenere di più dalla tua azienda contattaci, analizzeremo le tue esigenze per proporti la soluzione che fa al caso tuo! 

 

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Il termine Industria 4.0 è ormai da qualche tempo al centro della discussione sullo sviluppo e la crescita delle imprese. Con questo termine si intende la rivoluzione in atto, definita anche “quarta rivoluzione industriale”, caratterizzata dall’utilizzo in quantità sempre più ampie di informazioni e di dati attraverso sistemi totalmente digitalizzati e connessi grazie al wireless e sensori sempre più accessibili. Una rivoluzione industriale che parla, quindi, di Internet of things, System Integration, Cloud Computing, Big Data, Robotica, Digitalizzazione e molto altro che le aziende che operano nel settore industriale non possono più sottovalutare poiché ne va del loro sviluppo e del loro restare al passo con i tempi.

Alla fine del 2016 il Ministero dello Sviluppo Economico propose un Piano nazionale Industria 4.0 con l’obiettivo di incentivare le aziende ad affrontare investimenti in tecnologia in modo da accrescere la loro competitività e aumentare la spesa delle aziende in ricerca, innovazione e sviluppo. Ne è seguita la legge attuativa nel 2017 che poi è stata prorogata nel 2018, 2019 e 2020.

Tra le azioni previste dal Piano nazionale Industria 4.0 troviamo azioni di Super e Iper Ammortamento volte a incentivare e supportare le imprese che investono in nuovi beni strumentali, materiali e immateriali, necessari alla trasformazione tecnologica e digitale del processo produttivo. Grazie all’iper ammortamento le aziende potranno così pagare meno IRPEF o IRES grazie ad una “supervalutazione” del costo di acquisto di un bene che va ad abbattere il reddito imponibile su cui si calcolano le imposte.

Supponiamo che il costo sostenuto sia di 20.000€. Grazie all’iper ammortamento il costo

viene maggiorato del 150% e la quota di ammortamento verrà calcolata su 50.000€. Ammonterà quindi a 5000€, contro i 2000€ di aliquota al 10% senza iper ammortamento. Supponendo che l’azienda abbia registrato un volume d’affari di 100.000€ con l’ammortamento normale al 10% avrebbe un reddito imponibile di 98.000€ mentre con l’iper ammortamento deducendo 5000€ il reddito imponibile si abbassa a 95.000€. Il calcolo di IRPEF o IRES sarà, quindi, effettuato su una cifra più bassa andando a diminuire l’ammontare delle tasse dovute.

Ma entriamo nel dettaglio di cosa prevede la Legge di Bilancio 2019 e le relative proroghe che riguardano le aziende che possono sposare il paradigma dell’Industria 4.0.

Due sono sostanzialmente le novità più importanti del 2019 riguardo all’iper ammortamento per le aziende che operano in settori come robotica, meccatronica, Big Data, stampa 3D, nanotecnologie, sviluppo di materiali intelligenti, sicurezza informatica, internet of things.

La prima è che per poter usufruire di tali agevolazioni le aziende devono avere le strutture produttive in Italia. La seconda, invece, prevede nuove percentuali di iper ammortamento sulla base della misura degli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2019. L’investimento può essere effettuato anche entro il  31 dicembre 2020 a patto che alla data del 31 dicembre 2019 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia stato effettuato il pagamento del 20% di acconto.

Queste le nuove percentuali di iper ammortamento 2019:

  • Iper ammortamento del 150% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • Iper ammortamento del 100% per gli investimenti tra 2,5 e 10 milioni di euro;
  • Iper ammortamento del 50% per gli investimenti tra 10 e 20 milioni di euro;
  • Iper ammortamento dello 0% per gli investimenti sopra i 20 milioni di euro e per chi ha usufruito dell’iper ammortamento al 150% nel 2018;
  • Iper ammortamento del 40% del costo di acquisizione dei beni immateriali (software) e sistemi di gestione per l’e-commerce e servizi digitali elencati nell’Allegato B della Legge di Bilancio 2017.

Nell’Allegato A della medesima Legge di Bilancio sono invece indicati i beni funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale delle imprese secondo il modello «Industria 4.0» che rientrano nella campagna di iper ammortamento tra cui:

  • Beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti
  • Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità
  • Dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica «4.0».

In Kiwibit non ti aiutiamo con calcoli di iper ammortamento ma possiamo aiutarti a traghettare la tua impresa verso l’Industria 4.0, a renderla altamente competitiva dal punto di vista tecnologico e digitale. Possiamo aiutarti ad innovare il tuo prodotto, come ad esempio un macchinario industriale, attraverso la digitalizzazione, la progettazione elettronica, la IoT e la Cloud Computing, lo sviluppo software embedeed e su misura personalizzato e la System Integration. Possiamo aiutarti ad automatizzare i processi della tua azienda per renderla più efficiente e competitiva secondo il paradigma dell’Industria 4.0 e sfruttare i vantaggi fiscali come l’iper ammortamento.

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Non aspettare ancora tempo, contattaci e raccontaci il tuo problema e la tua necessità di innovazione, progetteremo sulla base delle tue esigenze la miglior soluzione possibile per sfruttare l’opportunità dell’iper ammortamento e soprattutto per non perdere occasioni di crescita e sviluppo.

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Hai mai pensato che nella tua azienda venga utilizzata troppa carta di cui si potrebbe fare a meno semplicemente grazie a strumenti tecnologici innovativi? Ti sei mai reso conto di quante ore i tuoi dipendenti passano a fare azioni che potrebbero essere velocizzate grazie a strumenti informatici?

Se la risposta a una delle due domande appena formulate è sì continua a leggere il post perché in pochi minuti ti spiegheremo come possiamo aiutarti a ottimizzare la gestione documentale nei processi della tua azienda facendoti risparmiare tempo e risorse.

Adottare un processo paperless per la tua azienda significa eliminare la carta superflua dalle scrivanie o dai tavoli di lavoro dei tuoi dipendenti.

Significa rispondere in modo concreto all’informatizzazione dei processi aziendali e modificare metodi di lavoro ancorati a moduli, modelli, carta e scartoffie.

Procedure che non solo hanno un impatto ambientale ma che senza dubbio a lungo andare generano problemi in termini di spazio di archiviazione e costi logistici, rapidità di accesso alle informazioni e condivisione dei documenti.

Un esempio chiarirà subito le potenzialità dell’attivazione di un processo paperless all’interno della vostra azienda. Prendiamo come caso pratico un’impresa che ogni anno esegue 300.000 riparazioni su macchinari industriali.

Supponiamo che per ognuna di queste riparazioni l’operatore debba stampare una check-list con le azioni da eseguire e da spuntare a mano ogni volta che il lavoro va avanti.

Lo stesso operatore, terminata la riparazione, dovrà poi riportare su un pc in sede, poiché la piattaforma di gestione non è responsive, ovvero non è consultabile da un tablet o uno smartphone, i dati riportati sulla check-list cartacea.

Supponendo che per fare quest’ultima operazione impieghi 1 minuto, significa che, ogni anno, i vostri dipendenti passano 300.000 minuti a copiare dati su un terminale informatico.

300.000 minuti che potrebbero essere risparmiati ai vostri dipendenti se potessero inserire i dati relativi alla check-list direttamente su un software responsive in grado di poter essere gestito da qualsiasi dispositivo connesso in rete.

300.000 minuti che corrispondono al lavoro di circa tre persone a tempo pieno.

Se consideriamo che ognuna di queste check-list è stampata su un foglio A4 che pesa 4,99 grammi che al termine dell’operazione viene gettato, potrete annoverare tra i vostri risparmi quello di 1,5 tonnellate di carta all’anno.

Una semplice scelta che avrà un fortissimo impatto ecologico sulla vostra azienda e sull’ambiente e che porta vantaggi anche in termini di costi e efficienza.

Primo fra tutti quello dell’acquisto di oltre una tonnellata di carta l’anno e il conseguente costo dello smaltimento dei rifiuti generati. Un piccolo e importante passo che genera un grande valore per la vostra azienda.

In Kiwibit, grazie al lavoro del nostro qualificato team di ingegneri informatici e elettronici, siamo in grado di studiare le esigenze del tuo processo aziendale e individuare la soluzione migliore per ottimizzare i flussi documentali e creare valore reale in termini di risparmio di ore/uomo e soprattutto di risorse come la carta che oltre al dispendio in termini economici  hanno anche un forte impatto ambientale.

Attraverso i nostri servizi di system integration e sviluppo software su misura saremo in grado di snellire i tuoi processi, ottimizzarli e renderli più efficienti, rendendo così la gestione documentale dei processi della tua azienda paperless e quindi anche con minore impatto ambientale.

 

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L’industria 4.0 non è solo un trend ma è un paradigma che può essere applicato concretamente a tutte le PMI italiane produttrici di macchinari industriali che vogliono rispondere in modo efficace alle attuali esigenze di mercato.

Esistono aziende che hanno sviluppato prodotti consolidati e che si sono affermate come leader del proprio settore. Per mantenere la propria leadership e la propria quota di mercato è necessario evolvere e innovare continuamente il proprio prodotto. Il mercato richiede infatti costantemente macchine evolute, al passo coi tempi e con le esigenze dell’attuale industria.

Se da una parte l’innovazione può essere intrapresa dal punto di vista della meccanica del prodotto, dall’altra, quando si parla di innovazione in ottica Industria 4.0, si fa riferimento a prodotti digitalizzati, connessi, in grado di acquisire dati sullo stato di funzionamento e supportati da strumenti informatici dotati di capacità predittiva e di adattabilità, ovvero in grado di prevedere in anticipo malfunzionamenti o fermi macchina e di prendere decisioni in modo autonomo al fine di prevenire o limitare tali eventi.

In Kiwibit ci occupiamo esattamente di traghettare i prodotti delle PMI attraverso le sfide dell’Industria 4.0; attraverso, quindi, una serie di step evolutivi, riconducibili alla Scala Acatech, che fanno guadagnare alle aziende una maggiore efficienza sia in termini di miglioramento delle prestazioni di prodotto che di qualità del servizio offerto ai propri clienti.

  • La digitalizzazione (Informatizzazione)

Il primo passo è quello di digitalizzare il prodotto, rendendolo in grado di fornire i dati digitali che possono essere analizzati nelle fasi successive del processo. Ciò viene fatto attraverso l’introduzione di schede elettroniche e sensori che, oltre ad acquisire i dati significativi del macchinario, rendono l’interfaccia uomo-macchina (HMI) più evoluta ed intuitiva. Schede elettroniche che in Kiwibit siamo sia capaci di progettare attraverso la nostra competenza nella Progettazione Elettronica sia in grado di scegliere sul mercato qualora non ci sia l’esigenza di progettarle da zero per poi programmarle grazie alla nostra esperienza nello Sviluppo Software Embedded. Con l’introduzione di una scheda elettronica di questo tipo a bordo di un macchinario è possibile ottenere numerosi vantaggi tra i quali: maggiori ergonomia, funzionalità, flessibilità e soprattutto maggiori informazioni per l’operatore che lo gestisce garantendo un aumento di produttività.

  • La connettività

Il secondo passo è quello di dotare di connettività remota i macchinari. La scelta iniziale dell’hardware è fatta sempre in questa ottica, e vengono previsti moduli di connessione wired o wireless come Ethernet piuttosto che Wi-Fi o Bluetooth, per citare solo alcuni esempi. Il processo di innovazione in questo step è costituito dalla raccolta dei dati Machine to Machine (M2M) dai macchinari potenzialmente venduti in tutto il mondo, dati che sono fatti confluire in modo centralizzato su un server remoto in cloud  (Cloud Computing) o su server locale in azienda del cliente.

  • La visibilità e trasparenza

Sulla scala Acatech il terzo e quarto step del processo di Industria 4.0 riguardano la visibilità e la trasparenza dei dati acquisiti sui macchinari tramite le schede elettroniche e trasmessi ai server remoti. Questi due step si traducono nella realizzazione di applicazioni web tipo cruscotti o dashboard che permettono di tradurre i dati in informazioni intuitive e comprensibili per tutti gli stakeholder del processo, interfacce uomo-macchina che sappiamo realizzare grazie alla nostra competenza nello Sviluppo Software su misura. Abbinandolo poi alla nostra esperienza nella System Integration in Kiwibit siamo in grado di integrare la nuova applicazione web nel sistema informativo dell’azienda ottimizzando la digitalizzazione dell’intero processo. Ad esempio, potremo fare in modo che, la segnalazione di un pezzo da sostituire su un macchinario venduto ad un cliente possa essere integrata con le informazioni recuperate dal gestionale di magazzino utilizzato in azienda per dare automaticamente risposta al cliente tramite il software sui tempi di sostituzione del pezzo. I vantaggi di questo approccio sono innumerevoli ed applicabili ai processi di R&D, manutenzione, vendita di ricambi e servizi di assistenza remota.

  • La capacità predittiva

Il passaggio successivo è quello di elaborare tutta questa enorme mole di dati utilizzando algoritmi  di analisi e previsione. Grazie all’AI e al Machine Learning è quindi possibile creare sistemi di alert, configurare processi di manutenzione predittiva e  prevenzione guasti che possiedono i grandi vantaggi di aumentare la sicurezza e di ridurre le ore di fermo macchina. Per riprendere l’esempio di prima, il vantaggio di questa fase risiede nella possibilità di prevedere, sulla base dei dati provenienti da tutti i macchinari venduti nel mondo, quale pezzo si stia per rompere e  provvedere a sostituirlo prima che si creino danni maggiori sul macchinario evitando così un’interruzione del lavoro più lunga e quindi più onerosa in termini di perdita di produttività.

  • L’adattabilità

L’ultimo step riguarda l’adattabilità del prodotto con l’introduzione della capacità per il macchinario di prendere decisioni autonome (es. guida autonoma e/o robotizzata). A questo livello non è più necessario l’intervento umano per il mantenimento del buon funzionamento della macchina  con l’immenso vantaggio che le risorse umane possono essere dedicate ad occupazioni a più alto valore aggiunto e che eventuali interventi di ripristino avvengono in tempi estremamente ridotti.

Analizzando questi step è facile capire come i vantaggi che le PMI possono trarre dall’innovazione del proprio prodotto sul paradigma industria 4.0 siano enormi e soprattutto siano applicabili a macchine di qualsiasi ambito produttivo, sia esso un macchinario per il trattamento delle superfici industriali, una fresatrice per la costruzione di stampi di acciaio o una macchina per la rigenerazione delle fibre tessili da tessuti usati, solo per citare alcuni esempi che abbiamo trattato. Benefici in termini di produttività, sicurezza e profitto da cui non è più possibile prescindere.

Non ultimo, l’altro grande vantaggio che può essere tratto dal processo di digitalizzazione dei propri prodotti in ottica Industria 4.0 è quello commerciale: si può affiancare alla vendita del solo macchinario quella di un pacchetto di assistenza e manutenzione post-vendita 4.0 basato sul monitoraggio remoto, introducendo così una nuova strategia win-win da cui sia il produttore che il cliente traggono benefici: un’offerta commerciale più ampia per il primo, un prodotto più evoluto ed efficiente con un’assistenza post-vendita migliore per il secondo.

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Kiwibit

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